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CRONOLOGIA DEL PERCORSO DI NAPOLEONE IN FRIULI (1797)

Tratto da “Napoleone in Friuli” di Giacomo di Prampero.


14 marzo - Proveniente da Conegliano N. con il suo Stato Maggiore si ferma a Sacile.

15 marzo - Prosegue per Pordenone e ordina alle divisioni di Bernadotte e Guieu di dirigersi verso Valvasone.

16 marzo - Si riunisce ai suoi sul Tagliamento presso Valvasone, pronto a combattere contro le truppe dell’arciduca Carlo una battaglia sanguinosa che si protrae fino a notte inoltrata quando i francesi vittoriosi occupano Goricizza. N. pernotta nel castello dei conti di Valvasone e ordina a Massena di raggiungere al più presto Spilinbergo.

17 marzo - Da Valvasone ordina alle divisioni di attaccare, ovunque, il nemico e di impadronirsi di San Daniele, Osoppo e Gemona, spingendosi fino a Chiusaforte.

18 marzo - Si sposta a Palmanova ordinando di requisire tutti i pezzi di artiglieria che è possibile trovare sia a Udine che sulle coste. Prepara la battaglia sulla linea del Torre, mentre Massena entra a San Daniele, Osoppo e prende alloggio a Gemona.

19 marzo - Faticosa ricognizione sul Torre in cerca di un guado, resa difficile dall’aumento della portata d’acqua per le recenti piogge, N. si ferma a Viscone dai Serravalle e chiede informazioni sulla topografia della zona. Intanto Bernadotte e Serurier si impadroniscono di Gradisca, riducendo alla resa la migliore guarnigione dell’arciduca Carlo. N. torna a Palmanova dove passa la notte.

20 marzo - Ordina a Bernadotte e Serurier di raggiungere Gorizia. Si stabilisce a Gradisca e qui istituisce una municipalità con a capo il commissario Giulio marchese Gravisi.

21 marzo - Da Gradisca si reca a Gorizia e scrive al luogotenente veneto di Udine di essere spiacente dei danni arrecati dalle truppe nei villaggi friulani e ribadisce l’ordine di far fucilare i saccheggiatori. Riceve il Vicario generale, il Cancelliere concistoriale e il Segretario del Vescovo ai quali assicura il suo intento di tenere a freno le truppe, di proteggere la religione, le sacre funzioni e la proprietà di ognuno. N. pernotta a Gorizia.

22 marzo - Da Gorizia scrive ai magistrati di Trieste per accordarsi sull’ingresso delle truppe francesi in città.

23 marzo - A Gorizia riceve i deputati triestini e ordina di trasferire tutta l’artiglieria da Trieste a Palmanova. In serata, le truppe di Murat e Dugua entrano in città e il giorno dopo viene innalzata in piazza la bandiera francese.

26 marzo - Affida a Bernadotte il comando della contea di Gorizia e Gradisca e lascia la città, dopo una permanenza durata cinque giorni.

Per circa un mese è in Austria.

24 aprile - Proveniente da Graz giunge a Palmanova..

29 aprile - E’ a Trieste dove riceve con molta deferenza il vescovo Buset e gli viene donato un cavallo bianco dalla cittadinanza.

30 aprile - Si reca a Palmanova dove riprende alloggio in casa Della Savia.

1 maggio - Da Palmanova dichiara guerra alla Repubblica Veneta.

2 maggio - Cessa definitivamente il governo veneto in Friuli con la partenza del luogotenente Mocenigo. Napoleone si ferma a Palmanova fino al 5 maggio quando parte per Mombello, passando da Pordenone.

Proveniente da Treviso, Conegliano e Sacile il

26 agosto - Si ferma a Pordenone.

27 agosto - Raggiunge Passariano prendendo alloggio nella villa dei conti Manin. Qui riceve i rappresentanti della municipalità udinese e trattiene a pranzo i proprietari della villa.

28 agosto - Cominciano le trattative con i plenipotenziari austriaci per fissare una sede intermedia in cui tenere le conferenze.

29 agosto - A Passariano, invita a pranzo i tre plenipotenziari austriaci, il marchese de Gallo, il conte de Merveldt e il barone Degelmann.

30 agosto - Rinuncia a restituire la visita ai plenipotenziari che lo aspettano a Udine per motivi di salute.

31 agosto - E’ a Udine per l’incontro rimandato il giorno prima. Si ferma a pranzo dal marchese del Gallo e riparte per Passariano alle 24.00.

1 settembre - E’ ancora a Udine a colloquio con gli austriaci, poi ,da Passariano, scrive al Direttorio per ottenere un miglior servizio degli ospedali.

2 settembre - Sempre da Passariano, ordina la vendita dei beni di un’abbazia e di impiegare la somma per organizzare un battaglione nazionale.

3 settembre - Visita ad Udine in carrozza a sei cavalli, seguito da un’altra carrozza per i suoi aiutanti. e la scorta di 10 dragoni a cavallo. Raramente si serviva della strada di Basaldella che portava in via Grazzano, usava preferibilmente la strada di Campoformido, attraverso i prati di San Canciano e Santa Caterina fino al passo del Cormor, entrando in Udine dalla Porta Poscolle.

4 settembre - Ancora conferenze diplomatiche, sia ad Udine che a Passariano.

5 settembre - In mattinata si reca a Palmanova con i suoi generali, poi torna a Passariano.

6 settembre - Alle 13,30 è a Udine per una lunga conferenza con i plenipotenziari.

7 settembre - Da Passariano dà disposizioni per una eventuale partenza il 24 settembre e ordina di mandare a Palmanova i fucili da caccia e quelli tolti agli austriaci e ai veneziani. Continua i colloqui con i plenipotenziari fino alle 21.00.

8 settembre - Ordina ai governi provvisori del Veneto di provvedere ai bisogni delle sue truppe in marcia e dà disposizioni ai comandanti di divisione del Veneto di trovargli uomini fidati per mantenere tranquilli i paesi, di cercare giovani di buona famiglia disposti a procurarsi un’uniforme e a servire nell’esercito e di assicurarsi che il disarmo sia stato eseguito.

9 settembre - Arriva ad Udine e dà ordini affinché si provveda al rifornimento di materiale per ambulanze e a reperire mezzi per il trasporto del pane. 10 settembre - Chiede alle truppe di organizzare i festeggiamenti per il 23 settembre, anniversario della Repubblica Francese.

11 settembre - Conferenza e pranzo con i plenipotenziari.

12 settembre - Si decide per inviare a Vienna un corriere per conoscere le ultime decisioni dell’imperatore.

13 settembre - Da Passariano dà disposizioni precise per la dislocazione delle guarnigioni in territorio friulano.

14 settembre - Riceve pressioni per la concessione delle tanto sospirate riforme democratiche e gli fanno visita, da ogni parte del Veneto, i più illustri patrioti affinché non abbandoni Venezia nelle mani dell’Austria.

15 settembre - Si occupa della disposizione delle sue truppe, meravigliandosi che la 1° divisione non sia ancora arrivata a Palmanova..

16 settembre - La mancanza di selle riduce di 200 uomini il 7° reggimento ussari, arrivato con la divisione Dumas.

17 settembre - Avverte i plenipotenziari che, qualora il trattato di pace non sia sottoscritto entro il 1° ottobre, la Francia non terrà alcun conto dei preliminari di Leoben. Alle ore 16,30 Giuseppina passa da Pordenone per raggiungere Passariano.

18 settembre - Ordina trasferimenti di pezzi d’artiglieria da Palmanova a Osoppo.

19 settembre - Scrive al Direttorio sul Congresso di Udine e annuncia la visita dei plenipotenziari venuti ad ossequiare Giuseppina.

20 settembre - Ordina al generale Dumas di mandare spie a Gorizia e a Trieste per informazioni sulle truppe austriache.

21 settembre - Chiede al Direttorio di nominare dei plenipotenziari speciali per il Congresso di Udine, non desidera che vi sia compreso il suo nome.

22 settembre - Proclama alle truppe per la ricorrenza della Repubblica Francese.

23 settembre - Ordina la demolizione di tre villaggi: Ronchis, Palmada e S.Lorenzo.

24 settembre - A Passariano pranza con Del Gallo.

25 settembre - Chiede le dimissioni al Direttorio per motivi di salute e per le troppe responsabilità. (In quel periodo N. era gravemente deperito, temeva di essere avvelenato, ma in realtà si era ammalato di rogna).

26 settembre - Chiede un ingegnere per far sistemare le strade di Portogruaro-Fossalta-S:Mauro e S.Giorgio-Latisana-Muzzana e per rinforzare i ponti di legno per far passare l’artiglieria anche nei periodi di grandi piogge. Arriva ad Udine il conte di Cobenzl, il più abile diplomatico dell’impero.

27 settembre - Si reca a Udine, con Massena, a Palazzo Florio per incontrarsi con Cobenzl.

28 settembre - Dà appuntamento a Cobenzl e agli altri plenipotenziari nella sua residenza di Passariano.

29 settembre - Ancora colloqui con gli austriaci, questa volta è a Udine, dove si reca a cavallo con alcuni ufficiali dello Stato maggiore.

30 settembre - E’ a Passariano.

1 ottobre - Tiene una conferenza a Passariano e scrive al ministro degli esteri che le guarnigioni di Palmanova e Osoppo sono sufficientemente rifornite di armi e di viveri. Insiste ancora per le dimissioni.

2 ottobre - E’ a palazzo Florio a colloquio con Cobenzl.

3 ottobre - Conferenza e pranzo a Passariano con i plenipotenziari.

4 ottobre - Conferenza a Udine, poi pranzo e ricevimento a cui interviene anche Giuseppina. in serata è a teatro.

5 - 6 ottobre - A Passariano con i plenipotenziari per i soliti colloqui ufficiali. Scrive ad Haller che i negoziati sono in pericolo per le eccessive pretese degli austriaci.

7 ottobre - Ricomincia le trattative con Cobenzl a Udine. Avverte il ministro degli esteri che tra qualche giorno si deciderà per la pace o la guerra.

8 ottobre - Mentre N. si trattiene a Passariano, Giuseppina è a teatro a Udine.

9 ottobre - Disposizioni per la dislocazione delle truppe incaricate della difesa di Palmanova, Cervignano e del ponte sull’Isonzo. Verso le 15,30 giungono a Passariano i quattro plenipotenziari austriaci e discutono tutta la notte.

10 ottobre - Scrive al Direttorio: “la pace sarà firmata questa notte od i negoziati saranno rotti”, ma non si presenta alla riunione indetta a tarda sera a Udine.

11 ottobre - Conferenza molto burrascosa con Cobenzl a palazzo Florio, N.è profondamente irritato dalla lentezza dell’austriaco e con un brusco movimento manda in pezzi una preziosa porcellana, dono dell’imperatrice Caterina II°.

12 ottobre - Torna a Passariano e dà ordine alla truppe di tenersi pronte, ben deciso a riprendere le ostilità contro l’Austria.

13 ottobre - E’ una giornata precocemente invernale con le montagne piene di neve. N. si convince che tanto vale firmare la pace, “Venezia pagherà le spese di guerra, ed i confine del Reno, il Direttorio e gli avvocati dicano quello che vogliono”.

14 ottobre - Verso le 16,30 conferisce a Passariano con Del Gallo e Merveldt che gli presentano il progetto del trattato ormai completato.

15, 16 ottobre - Si trattiene a Passariano per gli ultimi colloqui con Del Gallo.

17 ottobre - Verso le 8.00 giungono a Passariano Del Gallo e Merveldt per preparare le copie degli atti che sarebbero stati poi firmati a Campoformido, dove era stata preparata una stanza nella casa di Bertrando Della Torre. Alle ore 17.00, Cobenzl e Degelmann, che attendevano l’arrivo dei loro colleghi da Passariano, vengono avvertiti di recarsi a Passariano perché Napoleone chiede un giorno di dilazione nell’attesa di un corriere da Parigi. Nel timore che N. avesse intenzione di approfittare del ritardo per avanzare altre pretese, i diplomatici si recano a Passariano e N. si scusa per il suo precedente comportamento dettato dall’impazienza e dalla mancanza di esperienza diplomatica. Tra le 21,30 e le 24 viene firmato il trattato di pace detto di Campoformido.

Sostiene Giacomo Di Prampero come non sia da mettersi in dubbio che il trattato sia stato firmato a villa Manin e non a Campoformido.

L’equivoco nasce dal fatto che il nome della località, stabilita in precedenza, compare sui documenti ufficiali a salvaguardia delle consuetudini dei trattati di pace, ma anche dai preparativi che erano stati fatti nell’abitazione di Bertrando Delle Torre e , infine, per l’innegabile presenza sul posto dei due diplomatici austriaci Cobenzl e Degelmann.

G.B. Fabris, nel suo libro “Illustrazione del Distretto di Codroipo” descrive alcuni interessanti particolari della permanenza di Napoleone a Passariano, durata 57 giorni:

“Bonaparte a Passariano aveva la sua corte militare, ed un numeroso seguito come un sovrano coronato, poiché Egli si sentiva già di essere più che il comandante di un esercito vittorioso. A Codroipo era stabilito un corpo di milizie che cambiava ogni giorno la guardia alla sua residenza, con 50 granatieri e 30 ussari a cavallo. Il trattamento era sontuoso, e la spesa non dava da pensare, poiché vi provvedeva la Municipalità di Venezia per mezzo del suo commissario Ippoliti, agente della Famiglia Manin.

Durante la Sua permanenza a Passariano il Generale, oltre che ad Udine, faceva gite frequenti a cavallo ne’ luoghi vicini. (......)

Dal Generale venivano deputazioni a sporgere reclami, a presentare suppliche, preti per implorare che fossero rispettate le chiese e protetta la religione e la proprietà, dalla licenza dei soldati. (...)

Per quante indagini io facessi, non mi fu dato di rilevare, con sicurezza, per difetto di documenti, in quale stanza venisse firmato il trattato nella villa di Passariano, come pure in quali camere dormisse Bonaparte con Giuseppina che lo seguiva, sposi recenti, e di conoscere le loro abitudini giornaliere. E’ da ritenersi che la sottoscrizione fosse apposta in quella stessa stanza in cui si raccoglievano per le discussioni, i plenipotenziari. (...)

Si dice poi, ed è notizia del luogo, che il Generale avesse per uso particolare, l’appartamento al piano terra a destra del palazzo stesso. in quell’appartamento c’è una bella camera, fregiata di qualche stucco, le cui finestre prospettano la piazza principale, con alcova capace di due letti - ed è perciò da potersi credere che, ivi, sotto il cielo di quell’alcova, all’ombra de’ suoi cortinaggi assieme dormissero Giuseppina e Napoleone.