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CAMPOFORMIDO DURANTE LA CAMPAGNA D’ITALIA

Cosa ha rappresentato l’arrivo dei francesi.

La campagna d’Italia, che ha come teatro i territori del Friuli in quanto parte integrante della “terraferma” veneziana, porta con sè conseguenze disastrose per un’agricoltura estremamente povera, un patrimonio boschivo molto danneggiato e, in sostanza, una situazione economica fortemente disgregata a cui si devono aggiungere i continui saccheggi, ruberie, requisizioni e violenze degli invasori francesi. I disagi sono mal sopportati dalla popolazione rurale, costretta a concorrere forzatamente al sostentamento dell’esercito napoleonico e contribuiscono ad alimentare forti sentimenti antifrancesi.

Certo è che la sopravvivenza dei soldati dipendeva quasi esclusivamente dalle maggiori o minori ricchezze dei territori attraversati e quindi dalle requisizioni messe in atto con spietata decisione per sottrarre agli abitanti locali le già magre risorse. Ma anche l’assistenza o il ricovero di coloro che erano rimasti feriti in battaglia veniva affidato al contributo più o meno spontaneo delle precarie strutture del territorio.

Si trattava per lo più di ricoveri di fortuna, molto lontani da quello che oggi intendiamo per assistenza ospedaliera: la sporcizia, le epidemie, la scarsa alimentazione, la mancanza di medicinali decimava gli uomini in modo tale che quelli che non avevano avuto la fortuna di morire in battaglia prolungavano l’agonia per poi morire comunque di denutrizione o di freddo.

I corpi dei soldati caduti ricevevano sepoltura in piccole fosse comuni oppure all’interno di un orto o di un giardino.

Scrive il Gargiulo: “Per molti anni il terreno ha restituito i poveri resti di questi soldati, ed anche in tempi recenti ne sono emersi durante i lavori agricoli o edilizi.”

Il fatto che tutto il peso della guerra fosse sopportato dalla popolazione civile porta a considerare la campagna d’Italia come la prima comparsa della guerra in senso moderno, una guerra tenuta a battesimo dalla rivoluzione francese, totalmente giocata all’insegna dello spirito d’avventura personale e sullo sfruttamento incondizionato dei territori invasi.

E di questa guerra Campoformido, pace ingloriosa, oltre ad essere la prima vera “invenzione” di Napoleone, fino ad allora semplice esecutore agli ordini del Direttorio, rappresenta il prototipo di altre “paci” future in violazione di ogni diritto, firmate dopo guerre senza quartiere, asservite all’idea che la forza possa essere messa al servizio della libertà.

Non a caso, alcuni storici fanno risalire proprio a Campoformido il vero inizio del caos politico destinato a dominare l’Europa e, se da una parte il trattato di pace rappresenta per l’Austria una soluzione soddisfacente se paragonata alle sconfitte militari subite, dall’altra crea i presupposti per altri scontri militari tra i due eserciti.

Di lì a dieci anni, infatti, la pianura friulana sarebbe stata di nuovo teatro di battaglie, ancora una volta preda di devastazioni, saccheggi, ruberie,per provvedere ai bisogni della guerra.

Ma il prezzo altissimo, pagato dal Friuli alle campagne napoleoniche, alimenta forti sentimenti antifrancesi sia tra la popolazione contadina che aveva subito i danni più gravi , sia in chi aveva creduto che l’arrivo di Napoleone segnasse la fine dell’oppressione e del dominio straniero.

Non è un caso quindi che, dopo la pace di Campoformido, l’insediamento degli austriaci, nel 1798, sia accolto con favore e con la speranza di poter godere di un rinnovato ordine sociale piuttosto che di una libertà imposta con la forza.