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CAMPOFORMIDO: dal catasto napoleonico alla fine dell’ottocento.

Nel gennaio del 1802 la Repubblica Cisalpina, divenuta Repubblica Italiana, promulga la Costituzione sul modello di quella francese del 1795. 

Il 24 luglio dello stesso anno entra in vigore l’ordinamento delle amministrazioni locali che ha come punto di riferimento la nuova figura del Prefetto. Nel Dipartimento di Passariano è istituito il Comune amministrativo di Campoformido, diviso nei Comuni di Campoformido, Bressa e Basaldella del Cormor. Grazie all’istituzione del catasto dei terreni e dei fabbricati di ogni comune, attuata da Napoleone, è possibile analizzare la situazione sociale ed economica di quel tempo. Si rileva così che al di fuori dei tre paesi non esistono borghi o case sparse e i dati catastali, espressi in pertiche censuarie, danno l’immagine di una proprietà fondiaria che, oltre ad essere consistente, è anche abbastanza frazionata e diffusa tra la popolazione rurale. Questo significa che la presenza della piccola proprietà contadina era una realtà di tutto rilievo e avrebbe dovuto costituire un elemento importante di plausibile sviluppo, a differenza dell’estesa diffusione del latifondo dell’Italia meridionale destinato ad essere completamente improduttivo. 

Ellero sostiene che: “ Non possiamo pertanto attribuire ad una eccessiva concentrazione della proprietà la miseria della maggioranza dei contadini: le cause sono da ricercare anche nell’anemia dei terreni, nell’arretratezza culturale, nel fiscalismo, nelle penose condizioni igieniche e alimentari”. 

Nel 1829 il censimento catastale prosegue ad opera dell’amministrazione austriaca che attribuisce una tariffa di estimo in lire austriache per ogni pertica censuaria delle qualità e delle classi dei terreni, che sono appunto suddivisi in aratorio, arborato, vitato, orto, prato, pascolo e boscato dolce. 

Sempre dagli estimi catastali si rileva che Bressa ha i terreni più produttivi, mentre Campoformido quelli meno produttivi. 

Fin dai primi dell’ottocento la popolazione dei tre paesi non presenta sostanziali differenze nel numero degli abitanti che si mantiene allo stesso livello: 400 abitanti a Bressa, 500 a Basaldella e a Campoformido. Mentre alla fine dell’ottocento Basaldella, che aveva il vantaggio della roggia e dei mulini, raggiunge i 1000 abitanti, Campoformido ne conta 800 e Bressa circa 700. Il numero complessivo degli abitanti nel 1862 era di 1727 unità e la proprietà degli immobili ad uso di civile abitazione, secondo l’indagine storica condotta da G. Ellero sulle carte del catasto austriaco, era così suddivisa: “Campoformido 127 abitazioni, Bressa 115 e Basaldella 130, (...) con una media di 4,64 persone per abitazione. 

Il dato può apparire ottimale, ma noi sappiamo che si trattava di case piccole, spesso umide, non raramente coperte di paglia, con il piano più alto adibito a deposito di cereali”. 

In seguito l’andamento demografico si è notevolmente diversificato, il numero degli abitanti di Bressa si è ridotto, mentre Campoformido e soprattutto Basaldella, influenzata dalla vicinanza di Udine, è in forte aumento. Lo stesso fenomeno dell’emigrazione, verso l’estero o verso altre regioni italiane, che diventa rilevante nella seconda metà dell’ottocento, interessa più Bressa e Campoformido rispetto a Basaldella che ne conta molto meno. 

Come afferma Gianfranco Ellero: “... il punto di rottura fra un’economia arretrata e una popolazione in costante aumento avvenne nella seconda metà dell’ottocento, ed è certo che si sarebbe verificato prima se non si fossero diffuse la coltivazione del gelso, l’allevamento del baco e l’industria della seta”. 

La crisi del mercato della seta e la caduta dei prezzi dei prodotti agricoli sono le cause della prima grande ondata migratoria a cui bisogna aggiungere la coscrizione obbligatoria e la tassa sul macinato, responsabile della chiusura di molti mulini. Sempre G.Ellero riferisce che nel triennio 1878-1880, 41 persone provenienti dal comune di Campoformido, emigrarono definitivamente in Argentina e cinquant’anni più tardi partirono altre 64 persone, alcune delle quali dirette verso paesi transoceanici. Ulteriore prova di un sostanziale peggioramento delle condizioni di vita in seguito al mancato sviluppo del sistema economico del Friuli.