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DOPO CAMPOFORMIDO: l’eredità intellettuale francese

All’ombra delle nuove idee di uguaglianza e libertà, con il pretesto di affrancare il popolo dalla servitù, i francesi spadroneggiavano, imponevano requisizioni, demolivano istituzioni, spogliavano casse pubbliche, saccheggiavano chiese, rubavano ogni ricchezza pubblica o privata, materiale artistica o letteraria.

In un Friuli, che si trovò suo malgrado a pagare un pesante tributo alle guerre napoleoniche sia in termini di uomini, arruolati con la coscrizione obbligatoria, sia in termini economici, il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione rurale non portò certo alcun contributo alla diffusione delle idee rivoluzionarie. Ciò è dovuto ad una serie di fattori tra cui una buona dose di indifferenza nei confronti dei tanti padroni che si erano avvicendati nel tempo e, probabilmente anche all’efficacia della propaganda anticlericale che non perdeva occasione di dipingere i francesi come nemici di Dio e della famiglia, stupratori di vergini e assetati di sangue, a cui si affiancano però anche preti friulani dichiaratamente democratici e filofrancesi.

Il fatto è che una popolazione in gran parte analfabeta, dominata dall’assillo del pane quotidiano, interessata da fenomeni migratori di grande ampiezza sentiva ben poco la spinta della mobilitazione rivoluzionaria per dare la propria incondizionata adesione a vaghi quanto aleatori principi democratici.

Ma non si può ignorare che anche il prezzo pagato in requisizioni, stupri, saccheggi e confische ha la sua contropartita nella nuova dimensione economica e sociale importata dal modello francese, una dimensione che investe rapporti individuali e sociali, religiosi e amministrativi insieme ad un nuovo concetto di Stato che annienta quello feudale sopravvissuto fino al diciottesimo secolo.

Particolarmente significative sono le riforme attuate con l’introduzione del codice civile che ammette il matrimonio civile, il divorzio e la comunione dei beni tra i coniugi, l’istituzione dell’istruzione elementare obbligatoria, prima del tutto sconosciuta, una grande produzione di giornali che permette la nascita dell’ informazione di massa.

E ancora l’introduzione del sistema metrico decimale e l’unificazione dei pesi e misure, l’istituzione del catasto, l’eliminazione delle dogane interne, la soppressione dei privilegi feudali e dei titoli nobiliari, la confisca dei beni ecclesistici, l’ordinamento delle amministrazioni locali affidato alla figura del Prefetto. Sempre a Napoleone si deve la costruzione della strada Eugenia, l’attuale Pontebbana che è una delle arterie vitali del Friuli. Secondo alcuni storici dieci anni di dominio francese registrano l’impoverimento dell’economia agricola di una regione che già soffriva di grave arretratezza, ma non si può negare la portata dell’ondata di rinnovamento che investe ampi settori della vita intellettuale e civile di questo periodo in Friuli come in altre parti d’Italia. Un’interpretazione sorprendentemente ottimistica è quella di Pier Silverio Leicht “L’abolizione dei privilegi, l’applicazione del codice civile, l’aver rimesse in circolazione molte terre, l’aver posti tanti giovani nella milizia, accendendo nell’animo il senso della gloria e facendoli uscire dal ristretto mortifero ambiente locale, la costruzione di grandi strade, l’aver fatto risorgere fortemente l’idea dello Stato (...) ed infine il gran nome (ed era poco più) del Regno d’Italia, tutto ciò suscitò anche fra noi pensieri, speranze, entusiasmi gagliardi, che la caduta del gran Corso doveva far tacere repressi, ma non spegnere interamente”. Più prudente la posizione di Tiziano Tessitori nell’ammettere che i beni confiscati non erano stati rimessi in circolazione e che i lavori pubblici riguardavano solo alcune opere militari e la costruzione della strada Eugenia, da Treviso a Udine. Ancora più scettico Gianfranco Ellero : “ se a questo si aggiunge la pressione fiscale, l’allontanamento di forze lavorative per la coscrizione obbligatoria e la diffusa renitenza alla leva, il bilancio della dominazione francese è alquanto lontano dal pareggio. Quanto poi alle speranze, ai pensieri, e soprattutto agli “entusiami gagliardi”, è difficile credere che i friulani si siano infiammati per pochi anni di governo francese; di un governo, poi, che scontentando il clero con le confische dei beni ecclesiastici finì per perdere - per sè e per le idee di cui si diceva portatore - le simpatie della maggior parte delle teste pensanti”.