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PROFILO DI ANGELO GEATTI

Nelle manifestazioni che accompagnano il bicentenario del trattato di Campoformido non si può fare a meno di ricordare la figura e l’opera di Angelo Geatti, scomparso il 26 marzo 1996.

Infaticabile ricercatore della verità sul luogo della firma, Angelo Geatti è stato un testimone della cultura locale, alla quale si è dedicato con convinzione ed incredibile energia per il recupero della conoscenza e della memoria storica.

La passione per la ricerca, che nasce dalla profondità del rapporto che lo univa al suo paese, e l’esigenza di accertare un fatto storico si sono tradotte nell’opera monografica “Napoleone Bonaparte e il trattato di Campoformido 1797, stampata nel 1989. Abitava nella stessa casa, una volta di proprietà di Bertrando Del Torre, che il generale Bonaparte aveva scelto per la storica firma e dove era stata approntata la stanza per ricevere i plenipotenziari austriaci; una sola parete lo divideva dalla lapide muraria che ricorda l’avvenimento.

Nel dibattito culturale legato al bicentenario gli spettava di diritto un posto da protagonista per la capacità critica, la vivacità combattiva, la correttezza ed il rigore morale.

Se ne è andato all’improvviso, in modo discreto, mancando così ad un appuntamento che lo avrebbe visto in primo piano a difendere, con la solita esuberante vitalità e senza esitazioni , la sua verità storica, verità alla quale aveva dedicato molti anni della sua vita.

Un lavoro svolto con attenzione costante per raccogliere le prove e le testimonianze che tendono a dimostrare come Campoformido sia stata la sede reale della firma e non solo un nome sui documenti ufficiali e quanto siano confutabili le tesi a favore di Passariano o di Udine.

Individuando i luoghi di reperibilità delle fonti, aveva consultato gli archivi di mezza Europa per avvalorare le sue convinzioni.

Egli stesso, rifiutando l’etichetta di “storico improvvisato ad acta, perché questa non è stata mai la mia professione...” definisce il suo ruolo come quello “di un semplice interlocutore, di un normale veicolo di trasmissione delle voce che emana da quei documenti, voce che è rimasta per troppo tempo inascoltata da alcuni e non riconosciuta da altri...”

La ricerca della verità storica suffragata da prove documentali certe è il metodo più autentico per qualificare la ricerca stessa e Angelo Geatti, che avvertiva la necessità di approfondire il fatto storico attraverso un completo recupero dei documenti e del loro contenuto, ha raccolto una casistica significativa di testimonianze che non riguardano solo quell’evento, ma entrano nei meccanismi che regolano avvenimenti europei dal XVI secolo al XVIII, con particolare riguardo alla politica espansionistica della Francia.

La grande storia accanto alla piccola storia, la storia della cultura locale attraverso un particolare campo di studi che circoscrive un evento, chiarisce una circostanza e nello stesso tempo cerca di fornire tutti gli elementi utili per una maggiore conoscenza e nella comprensione del fatto storico, riesce a valutare tutto quanto possa aiutare a cogliere il quotidiano nella sua apparente ripetitività. Tutti quegli elementi che concorrono al formarsi di una comunità e di quella comunità in modo particolare.

Un’ occasione questa del bicentenario destinata a non poter raccogliere le sue osservazioni critiche, il contributo della sua battagliera personalità, ma per ricordarlo degnamente basta quello che ha lasciato: l’attenzione per la vita della comunità, come essa si connette al territorio, la considerazione di quel territorio nelle sue articolazioni, senza mai tralasciare l’elemento umano, come risposta ai condizionamenti imposti dall’ambiente, una ricerca in grado di caratterizzare in senso specifico il territorio, che perciò diventa una risorsa reale e una autentica ricchezza da utilizzare e conservare.