Italian

STORIA DI CAMPOFORMIDO NEL NOVECENTO

Quella parte di popolazione attiva che va a lavorare nelle fabbriche udinesi o all’estero contribuisce al radicale cambiamento dei costumi rurali.

Dalla fine dell’ottocento in poi si diffondono le idee fortemente innovative dell’associazionismo e della cooperazione, in grado di portare innegabili vanraggi emigliorare la qualità della vita.

Cosiì nel 1893 nasce la Latteria sociale turnaria, nel 1902 la filodrammatica, nel 1907 la cooperativa di consumo e la Cassa Rurale di Bressa che rimane uno degli esempi più duraturi e produttivi della cooperazione.

Durante la prima guerra mondiale Campoformido era un caposaldo della linea delle armate che doveva proteggere le strade e le linee ferroviarie da Udine e da Palmanova per Codroipo. Oltre alle trincee, delle quali oggi non rimane più traccia, durante la prima guerra mondiale, sul territorio friulano sorsero tutte le strutture necessarie alle esigenze dell’esercito impegnato al fronte. Tra queste vi era la polveriera di sant’Osvaldo, realizzata nonostante la presenza di un ospedale che occupava l’edificio del vecchio manicomio.

Alle undici del ventisette agosto 1917 una grande esplosione scosse udine: causa un incendio a casa Pellegrini, i depositi esplosivi di sant’Osvaldo iniziarono a esplodere, provocando danni e distruzioni incalcolabili. Oltre al grande numero dei morti e ai moltissimi feriti fra civili e militari, le case di sant’Osvaldo vennero tutte rase al suolo e le abitazioni di udine riportarono danni e lesioni. Solo l’accorrere rapido dei soccorsi impedì al disastro di estendersi ai vicini depositi di benzina e di proiettili a gas tossici, la cui esplosione avrebbe avuto conseguenze terribili.

La causa dello scoppio rimane ancora oggi ignota, si parlò di sabotaggio, di un preciso bombardamento aereo, ma molto probabilmente la sciagura fu dovuta all’incuria dei reparti militari adibiti alla sorveglianza.

IL CAMPO D’AVIAZIONE MILITARE

Sempre durante la prima guerra mondiale, sul territorio friulano sorsero dappertutto le strutture necessarie alle esigenze dell’esercito impegnato al fronte: magazzini, depositi, ospedali, accampamenti per i militari a riposo e per i prigionieri. L’aeronautica italiana, che aveva ricevuto il battesimo del fuoco durante la guerra di Libia, all’inizio delle ostilità disponeva di pochi e primitivi velivoli, ma già prima della guerra erano stati individuati terreni adattabili facilmente alle esigenze della nuova arma e rapidamente furono creati molti campi d’aviazione.

Gli aeropalani trovavano rifugio in hangar di legno e tela mentre i piloti alloggiavano in baracche o in costruzioni preesistenti. Le squadriglie dell’aviazione da caccia erano schierate a difesa delle città, assieme ai reparti da bombardamento, mentre le squadriglie da ricognizione svolgevano i loro compiti nelle vicinanze della linea del fronte.

Sui campi di Campoformido erano di stanza la 10° squadriglia da bombardamento su trimotori biplani quadripolo Caproni, la 10°, poi 27° squadriglia da ricognizione d’armata e la 2°, poi 33° squadriglia da difesa su biplani biposto Farina 14, la 35° squadriglia da ricognizione d’armata su biplani biposto Voisn III e la I°, poi 70° squadriglia da caccia su sesquiplani monoposto Nieuport 10, 11 “Bebè” e 17. Il campo di Santa caterina veniva utilizzato come campo d’appoggio per le stesse squadriglie di stanza a Campoformido.

Dopo la ritirata di Caporetto i campi d’aviazione di Campoformido e di Santa caterina vennero utilizzati dalle forze aeree austro-ungariche. Finita la guerra i maggiori aeroporti rimasero in servizio, mentre il tempo, le coltivazioni e gli insediamenti dell’uomo hanno cancellato ogni traccia di quelli minori di cui oggi sopravvive a malapena il ricordo.

Don Alberto Manzano, nel libro storico della parrocchia di Campoformido, descrive giorno per giorno la tragedia di Caporetto a partire del 24 ottobre 1917, la fuga dei nostri soldati e dei profughi in una confusione indescrivibile.

Alla fine della guerra 78 sono le vittime del Comune di Campoformido, 62 militari e 16 civili.

La prepotenza dello squadrismo fascista si manifesta per la prima volta durante le elezioni del 1924, caratterizzate dalla impossibilità di esprimere liberamente il proprio voto.

Il parroco di Bressa don Lucis scrive la cornaca di quei giorni e si distingue, in tempi così duri per le organizzazioni cattoliche, per l’impegno nell’ostacolare le manovre fasciste, nonostante la minaccia di feroci rappresaglie. Si ricorda soprattutto l’appassionata difesa, intervenendo anche dal pulpito, dei beni di Bressa, i cui frutti per tradizione appartenevano alla chiesa e venivano usati per opere assistenziali, senza alcuna ingerenza comunale.

CAMPOFORMIDO E LA RESISTENZA

Durante l’organizzazione del movimento della resistenza, operano nel Comune di Campoformido sia gli uomini della Divisione Garibaldi “Udine-Foschiani” sia il battaglione “Canin” della Brigata Osoppo.

Le due formazioni partecipano unite ad attacchi contro l’aeroporto e contro pattuglie tedesche.

Alla fine della guerra il contributo pagato dal Comune di Campoformido in vite umane e di 76 vittime su una popolazione di 4000 persone.

CAMPOFORMIDO OGGI

In breve tempo, Campoformido ha avuto un aumento di popolazione del 60%, passando da 4500 abitanti agli attuali 7.000.

La vicinanza di Udine ha stimolato un processo di sviluppo in cui si sono avute trasformazioni sostanziali che hanno profondamente cambiato questo centro, una volta prevalentemente agricolo.

Oggi insediamenti produttivi a livello industriale convivono con una rilevante presenza di attività artigianali e commerciali, mentre l’attività agricola è fortemente ridimensionata.

La frazione di Basaldella, essendo quella più vicina a Udine, presenta i problemi tipici che questa vicinanza impone, dal problema del grande traffico a quello dell’industralizzazione con i suoi aspetti positivi e negativi.

La normalizzazione del traffico pesante, che oggi scorre lungo la Statale 13 e interessa Campoformido e Basaldella, trova una soluzione definitiva nella costruzione della tangenziale Sud.

Mentre per quanto riguarda il problema dell’ambiente, con la realizzazione del parco Comunale del Cormor, Campoformido è in grado di offrire un’area di verde alle porte della città con piste ciclabili, pedonabili e percorsi vita e porsi come scopo la salvaguardia di uno dei centri di massima diversità biologica del Friuli.

Il Comune è cresciuto molto in fretta ed è tuttora in espansione, si è sviluppato grazie alla vicinanza del capoluogo e pagando per questo il prezzo di insediamenti abitativi più costosi, ma all’interno di un progetto armonico e senza particolari tensioni sociali, dando vita ad un associazionismo intelligente ed attivo.

E nonostante il cambiamento delle vecchie tradizioni, il passaggio dalle radici della cultura contadina basata sul lavoro dei campi al dramma dell’emigrazione fino all’attuale sviluppo artigianale e commerciale, ha cercato di mantenere inalterata la sua identità all’interno di un processo di modernizzazione strutturale sufficientemente equilibrato.