Italian

Storia prima del trattato

Durante la dominazione veneziana, che comincia nel 1420 quando a Udine si insedia il primo luogotenente veneto della Patria del Friuli, tutta la pianura friulana vive di un'economia molto modesta rivolta alla coltivazione dei campi e all'allevamento di poco bestiame.

Ne abbiamo descrizioni dettagliate e sconfortanti nelle relazioni che i luogotenenti erano tenuti a redigere alla scadenza del loro mandato.

Il quadro delle condizioni di vita è piuttosto desolante: i nobili non hanno grandi ricchezze e il popolo è poverissimo.

Alvise Reiner, nel 1723, sostiene quanto sia difficile far pagare le tasse a causa della "sterilità naturale di quella miserabile Provincia". Lo stato di povertà è aggravato da una serie di ricorrenti catastrofi naturali come terremoti, pestilenze, alluvioni. Lo stesso torrente Cormor, che non aveva mai causato alluvioni particolarmente disastrose, dal 1486 in poi, comincia a rappresentare una minaccia soprattutto per Basaldella per il notevole aumento della portata delle piene.

La pericolosità del Cormor si manifesta il 12.12.1719 quando, rompendo gli argini, devasta i campi fino a Pozzuolo, distruggendo le colture. Nel 1743, una richiesta di provvedimenti urgenti viene inoltratta dal comune di Basaldella, in seguito ad una piena catastrofica, causata dal taglio indiscriminato dei boschi che avveniva regolarmente per far fronte alle necessità della marina veneziana.

La crisi del settore agricolo avrebbe potuto essere risolta in tempi più brevi se le nuove colture del mais e della patata, introdotte in Europa dopo la scoperta dell’America, avessero incontrato meno resistenze nell’agricoltura locale. “Grazie ad un censimento economico del 1798 - scrive Ellero - siamo in grado di conoscere la composizione del capitale (animali e attrezzi da lavoro) cui disponevano i contadini di quel tempo:

CARRI CAVALLI BOVI
Basaldella 24 - 53
Campoformido 30 6 79

(Non sono riportati i dati di Bressa, inclusi in quelli di Campoformido)

Rapportando queste cifre con quelle del catasto napoleonico, si vede che esistevano un carro ogni 40 ettari e un bue ogni 16,5 ettari”.

Ma la povertà endemica della pianura friulana dipendeva oltre che dalla esiguità dello sviluppo agricolo anche dal fatto che alle catastrofi naturali bisogna aggiungere i danni causati da secoli di invasioni, guerre e saccheggi, altrettando naturali in questa terra martoriata.

Fin dalla fine del quindicesimo secolo, infatti, il Friuli rappresenta terra di conquista per le invasioni dei turchi che, penetrando attraverso l’altipiano carsico, giungono con le loro spaventose incursioni fino a Pontebba.

I turchi, nemici di Venezia, vogliono affrontare la Serenissima sono solo sul mare, ma anche in terraferma. Così, travolgendo rapidamente le difese veneziane, invadono il territorio friulano seminando ovunque distruzione e morte.

La più spaventosa invasione turca è quella del 1477, riferisce un testimone oculare che da Tarcento si vedeva “un’unica cortina di fiamme estesa dal letto dell’Isonzo al Tagliamento e nulla si scorgeva che non fosse occupato da fuoco”.

In una notte di novembre dello stesso anno anche Bressa subisce la violenza e il fuoco dei turchi, mentre Campoformido e Basaldella si salvano per miracolo. Il terrore del turco infedele, rimasto a lungo nell’immaginario popolare, appartiene quindi ad una cruda realtà e affonda le sue radici nella memoria storica, nei ricordi spaventosi, realmente vissuti dalla gente dei piccoli paesi della pianura friulana.

Tratto da Storia di Campoformido, Bressa e Basaldella del Cormor di Gianfranco Ellero.