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Chiese

Chiesa di San Canciano

Questa chiesetta campestre sorgeva sulla strada che conduceva a Santa Caterina dedicata ad uno dei tre fratelli martiri cristiani Cancio, Canciano e Cancianella. Il culto di San Canciano è conosciuto solo nella nostra regione. La festa della sua dedizione si celebrava la prima domenica di agosto. Così scriveva Giuseppe Bonturini: “A cento passi dalla chiesuola di san Canciano chinando a mano manca, si presenta al riguardante un area di figura quadrangolare chiusa da tre lati e soltanto per breve spazio aperta nel quarto lato che vi da l’ingresso: là dentro il terreno si avvalla amodo che disagevole è la discesa. La terra accatastata su quattro lati tiene quel campo serrato e difeso. I villici chiamano quel sito tomba forata perchè ha l’aspetto di una gran tomba scoperchiata. Sovrastante a questo che chiamar voglio campo chiuso si aderge una collinetta disposta in foggia di circolo-sedile.”(1)

E’ risaputo che a Campoformio tenevasi generale parlamento (1231, 1299 ecc) questo campo chiuso di cui si hanno le tracce può essere posteriore all’epoca longobarda. Il Muratori insegna che i barbari chiamavano Kampf il duello o la monomachia dal che derivò la denominazione ai monomachi di campfioni e campioni. Quel luogo anticamente appellato Campformio ha il nome perchè colà si tenevano le monomachie e ci permettiamo noi di aggiungere che se questo luogo fu poi prescelto per tenere il parlamento ed altre adunanze solenni oltre pel l’opportunità del sito probabilmente lo si è fatto per la notorietà del luogo perchè ivi erano convenuti al tempo delle monomachie autorità, pubblico secondo i casi. B.M. De Rubeis nella sua opera Monumenta ecclesiae aquileiensis alla pagina 707 reca un documento del 1231 ove si accenna a un parlamento tenuto in Campoformido con queste parole: “Actum in prato de Campformio feliciter” (2)

 

1. G.Bonturini “Di Campoformido e di alcune costumanze in Friuli nell’Evo Medio”
2. G.B. Romano “Effemeridi storiche Campformio, 1908”

 

Chiesa Immacolata Concezione di Maria - Bressa

La vecchia chiesa dedicata a San Tommaso Apostolo (1) non aveva nessuno stile. Aveva quattro muraglie sempre affumicate, era bassa e minacciava di crollare. Aveva bisogno di manutenzione. L’idea di restaurarla fu subito abbandonata perchè il sito era molto angusto e stretto fra case e strade. Fin dal 1860 prevalse l’idea di costruire una nuova e subito si cominciò a preparare i materiali occorrenti. Venne il 1866 con le sue vicende politiche, il cambiamento del governo, la conversione dei beni della chiesa fecero sì che si sospendesse a malincuore ogni lavoro concernente la nuova chiesa. Si fa domanda alla Regia Prefettura di radunare un pubblico comizio che si tenne il 12 ottobre 1863. Là si compose la Commissione Fabbricaria con i pieni poteri, si benedì il vago pascolo e si decise di devolvere alla fabbrica della chiesa, finchè durasse il lavoro, tutti i prodotti dei prati e dei campi dei beni frazionali.

Questa commissione presieduta da don Luigi D’Agostino si mise immediatamente all’opera. Il popolo corrispose con le sue prestazioni dando incarico della progettazione all’arch. Girolamo D’Aronco. Il giorno 31 agosto 1876 mons. don Filippo Elti bendisse la prima pietra. Nel 1867 si compirono per metà i muri. Gli anni seguenti si andò preparando tutti i materiali necessari per poter in un anno solo compiere i lavori, compreso il coperto. Fu demolita la vecchia chiesa, meno il coro, in questo si celebrò la messe e le solie funzioni per il periodo di sei mesi. Alla metà di dicembre la chiesa fu coperta, furono chiuse porte e finestre e il giorno 24 dicembre 1882 la nuova chiesa fu benedetta da mons. Andrea Casasola arcivescovo di udine. Nel 1886 si fecero gli intonaci interni ed esterni ......... siamo nel 1888 i lavori più urgenti sono compiuti e massime l’altar maggiore perciò si stabilisce di farla consacrare dall’arcivescovo il 23 settembre. La chiesa (2) è una magnifica costruzione in stile gotico lombardo e completa di tutto. Magnifico l’altar maggiore in marmo di Carrara, bella la cantoria, pregevoli i reliquiari, la Via Crucis, il ricco pulpito e l’orchestra eseguita da Antonio Brusconi. Non manca neppure l’organo liturgico dell’antica fabbrica Zordan di Caltrano. Bellissime le due pile dell’acqua santa in marmo bianco e tutte le suppellettili sin nei più minuti particolari sono intonati con stile.

 

1. L. D’Agostino, Alcuni cenni storici sulla chiesa nuova di Bressa, 18942.
2. F. Lucis, Don Francesco Lucis nel suo venticinquesimo di sacerdozio, 1937

 

La chiesa di Santa Maria della Purificazione - Campoformido

Non si hanno notizie storiche precise sull’erezione di questa chiesa. La costruzione dell’attuale chiesa sotto la guida ispiratrice dello zelante pastore don Alberto Manzano inizia nei primi anni di questo secolo sempre su progetto di Girolamo D’Aronco e consacrata il 4 ottobre 1913 da mons. Antonio Anastasio Rossi arcivescovo di Udine, attorniato da numerosi sacerdoti tra l’esultanza di tutti i parrocchiano che avevano con non pochi sacrifici, con ore e ore di lavoro, senza retribuzione, con notatte intere trascorse sui carri per raggiungere San Pietro al Natisone a caricare l pietre necessrie per la costruzione e in mattinate le scaricavano a Camnpoformido. Il contributo della popolazione fu unanime finchè la chiesa sorgesse bella e grabnde come era grande la loro fede. (1)

Dell’antica chiesa rimangono solo gli altari e un affresco venuto alla luce durante i lavori di restauro e murato a destra del portale principale.

I muratori proseguendo i lavori di ampliamento della chiesa sul muro di una parete misero alla luce un dipento rappresentante in grandezza naturale San Giovanni che battezza Cristo nel Giordano. Il dipinto di buona scuola risale al secolo XVI. Fu consigliato l’asporto del dipinto a ridosso di un nuovo muro ora costruito. Se ciò non sarà possibile si ritrarrà una fotografia dell’affresco a ricordo dell’antica chiesa. (2)

La chiesa all’esterno presenta ancora tracce della cortina ed è ancora identificabile sul lato nord metri 53, a est per metri 30 e a sud per metri 43. E’ invece scmparso il paramento occidentale abbattuto per dare spazio alla facciata della chiesa. Il terrapieno è sostenuto da muraglia a nord e a est mentre a sud la muraglia si eleva per metri 3 oltre il calpestio. La cortina aveva forma quasi rettangolare e superficie piana limitata ad accogliere oltre al piccolo borgo anche modeste abitazioni. (3).

Il terremoto del 1976 che si abbattuto sul Friuli anche l’ampia mole della chiesa cedette alla forza dello strangolamento e rimase fortemente lesionata, ma sotto la guida del parroco don Giuseppe Zorzini si provvide al consolidamento. Si pensò di porre la comunità parrocchiale sotto la proetzione della Madonna. Così venne commissionata una statua di marmo allo scultore Giovanni Patat di Artegna che fece il suo ingresso in chiesa durante la funzione mariana del 13 maggio 1977 e benedetta da mons. Alfredo Battisti e portata in processione per il paese.

Il giorno 31.5.1983 al termine dei lavori post terremoto venne collocata sul pronao esterno della chiesa a protezione e benedizione degli abitanti.

1. Bollettino parrocchiale settembre 1963

2. La Patria del Friuli, 28 luglio 1908

3. T. Miotti, Castelli del Friuli 2

Il campanile di Bressa

Accanto al tempio e nello stesso stile gotico sorge colossale e armonioso il bel campanile costruito dallo stesso architetto D’Aronco tra il 1900 e il 1907. La mole in tutta pietra massiccia si slancia versdo il cielo con le sue guglie classiche a settantotto metri dalle fondamenta e dalla sua cella lanciano gravi e soloenni i loro richiami e sacri bronzi.

Don Luigi D’Agostino ha il merito principale della costruzione anche di quest’opera che non riesce a vederla ultimata in quanto la morte lo colse improvvisamente il 2 luglio 1902.

Accanto a questa indimentacabile figura, nella costruzione della chiesa e del campanile, ebbe buona parte anche l’altro cappellano don Giuseppe Pegoraro (pre Usef) che continuò l’opera. Per la costruzione del campanile furono usata anche le pietre di quello vecchio che sorgeva accanto alla demolita chiesa di San Tomaso. Infatti all’interno dell’odierno si possono ancora vedere i blocchi di pietra prelevati da quello antico come anche i pezzi che formavano il vecchio orologio con i numeri delle ore scritti in caratteri romani. le grosse pietre angolari che costruiscono lo zoccolo del campanile nuovo furono estratte dalle montagne vicino a Cividale e portate fino a Bressa con i carri agricoli e con i propri buoi e cavalli dagli abitanti stessi del paese, gratuitamente e stabilendo i turni di lavoro. Fino all’altezza delle campane il campanile fu costruito dai paesani sotto la direzione dei fratelli Bullian che erano bravissimi Capo-Mastri.

Per completare tutto il campanile fino alla piramide centrale si affidarono i lavori a ditte specializzate. In questo periodo si intensificarono le riunioni dei capifamiglia di Bressa che si tenevano periodicamente per decidere in materia di cose di interesse comune. In una di queste assemblea avvenne un grande contrasto e disaccordo fra i maggiorenti del paese: non erano contenti di come doveva essere completato questo campanile, dicevano che così com’era previsto dal progetto e come si vedeva dal disegno all’altezza della cella campanaria, la torre doveva sporgere e poi rientrare appena sopra e proseguire poi fino alla guglia. Dicevano che in tal modo il campanile veniva a sembrare un cudul e che di certo non sarebbe stato bello.

Vennero sospesi i lavori, allora il cappellano don Giuseppe Pegoraro, pensando e ripensando sul modo di rimediare e sistemare la faccenda prese una decisione sua e segreta: per accontentare tutti senza dover attendere tanto tempo e andare incontro a tante spese nel rimandare indietro il progetto agli ingegneri per chiedere di modificarlo, pensò ben senza dirlo a nessuno di far fare le modifiche al giovane Faustino Gobbo (Sanban) che aveva frequentato una scuola di disegno per muratori. Si misero a lavoro di notte in canonica e sotto la guida di pre Usef, Faustino rifece una copia del progetto portando le modifiche richieste. Questo venne poi approvato e il campanile venne quindi completato diritto, senza sporgenze fino alle quattro guglie. Dopo sette anni di lavoro, il 19 marzo del 1907 Bressa in un gran giorno di festa inaugura il suo maestoso campanile.

La sua robustezza venne messa alla prova per due volte: il 4 febbraio 1937, quando un caccia CR32 toccò con l’ala sinistra la piramide centrale per poi precipitare negli orti; analogamente, nel maggio 1944 quando un bombardiere tedesco carico di bombe, dopo aver urtato nuovamente la piramide precipitò nei campi. Il segno più evidente del senso di protezione che doveva dare ai paesani la sua mole, è il fatto che, quando si sentiva un allarme aereo si correva a cercare rifugio al suo interno. Ma nè bombe nè aerei riuscirono a scalfire la sua integrità. Il campanile cedette solo alla forza della natura. La notte del 17 luglio 1973, una violenta tromba d’aria rovinò inesorabilmente il campanile abbattendo due delle quattro guglie e danneggiando le altre due in maniera da doverle rimuovere per motivi di sicurezza.

Dopo dieci annio grazie all’aiuto concreto dei fedeli, le quattro guglie belle come quelle di prima ma più robuste svettano nella stessa sede delle precedenti restituendo al campanile tutto il suo splendore.

Storia delle campane di Bressa

In occasione dell’inaugurazione del campanile alla presenza di mons. Zamburlini arcivescovo di Udine vengono benedette anche le campane. Dal diario storico di mons. Lucis: Il 17 aprile 1918 - mercoledì - verso le dieci capitano sei giudei ...”cui struments dal lor mistir/ cun baldance cun furor/ son las su sul cjampanili/ par compì chel brutt lavor/” i paesani si impossessano delle campane e si danno al pazzo scampanio! Io intanto corro a Udine, a che fare! A sentire un brutto “mus ain”: Sono ritornato, rotto le costole, verde di bile “ma la bile no zovave/brontolà l’ere di band/ il Friul a si chjatave/ sott la talpe d’un birbant”

18 aprile - giovedì - grigio questo dì/ il cielo è di piombo. Alla quattro pomerid. l’orologio batte l’ultime ore. Alle quattro e trenta è già staccata la maggiore: Maria Immacolata. Non si possono gettare dalla torre per il diametro troppo grande. Con grossi martelli cominciano a battere contro il sacro bronzo. 554 colpi sulla maggiore quei colpi resteranno qui nel cuore in eterno, quel leone di campana non è più. Barbari!

19 aprile - venerdì - piove a dirotto. Alle tredici è calata la mezzana, Maria Teresa di Gesù, in pochi colpi è ridotta a pezzi.

20 aprile - sabato - si gettano a terra i cocci di quel sacro bronzo. Si stima fortunato chi può sottrarre una scheggia di bronzo come reliquia. 24 aprile - mercoledì - viene spezzate e gettata anche la campana minore: Santa Elisabetta d’Ungheria. Alle quattro pom. con poderoso camion l’ufficiale austriaco viene ad asportare i sacri bronzi lasciando un buono di soli q. 41.40. Ladri! ci hanno strappato il cuore! Addio campane adorate. Addio! Un pezzo di bronzo della campana maggiore lo abbiamo trafugato al nemico. Lo incastreremo sul frontale della porta del campanile ad eterna infamia!

Bressa non può sopportare a lungo il silenzio del suo campanile e don Lucis non ha pace finchè le campane non tornano a diffondere la loro voce ai quattro venti. 30 maggio 1920 - inaugurazione delle nuove campane fuse dalla ditta De Poli 1932 - durante il funerale di Vida Basilio, la campana maggiore si spezza e cade. 23 dicembre 1933 - la campana maggiore nuovamente refusa viene riposizione in occasione del Santo Natale

15 marzo 1934 - si rompe anche la mezzana,

26 aprile 1934 - la campana mezzana viene refusa e ricollocata nella sua sede

1962 - la cattiva sorte tocca ancora alla campana maggiore.

23 maggio 1962 - la campana maggiore, dal peso di Kg. 2090, viene prelevata dall’officina Clocchiatti e trasportata a Bressa con l’autocarro gentilmente messo a disposizione da Luigi Mularo

Ai primi di giugno del 1982 Luigia D’Agostini concepì per prima che la campana aveva esaurito nei suoi 62 anni la voce armoniosa. Da lì a pochi giorni tutti i bressani sono partecipi della luttuosa notizia

21 giugno 1982 - la campana viene smontata e portata alla fusione
31 luglio 1962 - la campana piccola viene solennemente benedetta da mons. Emilio Pizzoni e riposizionata nella sua sede.

Chiesa di San Martino - Basaldella

Della sua origine si può solo supporre dalla diffusione della venerazione di San Martino che risale al periodo longobardo. Notizie più precise si hanno solo dopo il 1540 quando Sebastiano De Rubeis il 25 agosto la benedì probabilmente riedificata dopo il terremoto del 1511.

Nel 1796 viene nuovamente consacrata da mons. Gradenigo ID DEI AETERNI NOMINE AMEN Per mezzo di questo pubblico documento sia noto a tutti e ovunque che il 21 settembre dell’anno del Signore 1769, nel primo anno di pontificato del nostro gradissimo padre in Cristo e per divina provvidenza papa Clemente XIV S. Ex. Mons. Gradenigo, per grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovile di Udine, richiesto dalla comunità e degli abitanti di Basaldella di voler consacrare la chiese in quel luogo appena riedificata, si recò in questa mattina e alla chiesa predisposti tutti i preparativi necessari per la solenne funzione, consacrò la chiesa e l’altar maggiore in onore e sotto la protezione di San Martino vescovo includendo in detto altare le reliquie dei santi martiri Bonifacio e Prospero. Nel giorno della festa di San Bartolomeo Apostolo assegnata dall’arcivescovo come anniversario della consacrazione, concede a coloro che visiteranno la chiesa quaranta giorni di vera indulgenza, secondo la forma consueta della chiesa.

Alla fine dell’ottocento il paese è cresciuto numericamente e il popolo sente la necessità di ampliare ulteriormente la propria chiesa. Intorno ad essa si erano adoperato in opere di ampliamento ma con diversi intendimenti e su diversi progetti i sacerdoti don Leopoldo Barnaba da Buia, promosso nel 1903 economo spirituale a Marano Lagunare, indi don Angelo Del Cec, promosso nel 1906 parroco di San Vito di Fagagna. Il sacerdote don Stefano Flamia con avveduta prudenza aveva atteso alla formazione di un buon fondo di cassa per la prosecuzione e compimento dei lavori, ma prima di porvi mano nel 1910 fu promosso parroco di Billerio. Il di lui successore don Vito Antonio Lestuzzi da Udine, primo vicario indipendente (nel 1911 Basaldella viene riconosciuta parrocchia con separazione da quella di Zugliano) tentò di riprendere i lavori con scarsi risultati. Quando nel 1913 arrivò il reverendo sacerdote don Angelo Zamparini da San Vidotto trovò a Basaldella una chiesa rovinata, risultato delle diverse vedute dei singoli cappellani con conseguente diversità di stili che avevano finito con guastare anche il disegno roiginario. La stessa popolazione sembrava stanca e disanimata per dnon vedere i buoni risultati dei sacrifici che fino ad allora aveva sostenuto. Ma don Zamparini dotato per buona sorte di volontà risoluta e dell’energia necessaria conobbe subito il compito che lo attendeva e si accinse all’ardua impresa.

L’ingegner Tonini da Udine ebbe l’incarico di eseguire un disegno della chiesa e di guidare i lavori che ripresero nello stesso anno.

L’entusiasmo e l’unione della popolazione nella ricostruzione del nuovo tempio fu mirabile, l’andare e venire dei carri carichi di sabbia e materiale da costruzione, il fervido lavoro degli operai fissi e il gratuito prestarsi degli altri nelle ore libere, il gareggiare nel fornire mezzi e aiuti ottenne un primo risultato nel compimento in breve ottenuto nelle ampie e profonde fondamenta del coro.

Per poter celebrare solennemente la prima messa del compaesano don Ubaldo D’Agosto, prevista per il mese di luglio del 1914, in primavera vennero ripresero celermente i lavori di costruzione. Fu abbattuto il vecchio coro, sorsero le mura del nuovo e contemporaneamente furono portate a compimento le mura rispondenti alle due nuove arcate.

L’ingente lavoro, grazie allo slancio popolare e all’opera dell’infaticabile don Zamparini, si potè dire completato in solo novanta giorni.

Effettuato il trasloco e l’opportino ritocco dell’elegante altar maggiore, la nuova chiesa, sebbene rude e per metà incompleta, presentò subito a colpo d’occhio lo stile romano delle sue maestose colonne, dell’ampio coro, della grandiosa abside dalle linee semplici ma correttissime, le diede il gusto e la religiosità delle basiliche romane. L’inaugurazione dell’opera fin qui condotta fu opportunamente e con solennità festeggiata con la prima santa messa del neo sacerdote don Ubaldo D’Agosto, il giorno di domenica 19 luglio 1914. (1)

L’attuale chiesa è stata consacrata il 17-18 dicembre 1928. Finalmente questa laboriosa e fedele popolazione ha l’orgoglio di vedere consacrata la chiesa che dopo trent’anni di sacrifici e mercxè l’opera zelante del benemerito parroco don Pietro Goi, si erge maestosa su un terrapieno dinanzi ad un’altra opera pietosa: il monumento-asilo. L’edificio che guarda il vicino Campoformido è stato costruito dall’impresa Agosti col lavoro dei popolani, i quali hanno pure dato per esso un complessivo contributo di centomila lire. Il tempio si presenta all’interno diviso in tre navate e all’esterno offre una facciata di stile romanico, la cerimonia della consacrazione svoltasi con l’intervento di S.E. arcivescovo mons. Nogara, è stata preceduta da una preparazione spirituale per cura di don Faustino Ribis, parroco di Venzone e nativo di Basaldella. Domenica mattina il paese era in gran festa. Tutte le case erano imbandierate ed il tricolore sventolava pure in cima al campanile. Sulla facciata, adorna di sempreverdi, spiccava la seguente scritta :” A S.E. mons. Giuseppe Nogara nel fausto giorno - in cui il novello Presule - benedice i suoi figli - e dischiudendo col mistico solenne rito - del Cuor Divino l’inesausto tesoro - cui nelle ore tristi di funesto presagio - perennemente si consacrarono - suggella di dolci speranze - il pio voto dei trepidi cuori - basaldellesi - plaudenti auspicano”. Alle ore 7.00 mons. Nogara ha celebrato una messa prelatizia, distribuendo la comunione ai numerosi fedeli convenuti anche dalla vicine parrocchie. Terminata la sacra funzione mattutina in canonica, S.E. ricevette l’omaggio della notabilità locale fra cui il Podestà signor Francesco Ramotti, con il Segretario Biosatti, il sig. Alessandro Schiatti, segretario politico, i presidenti delle organizzazioni giovanili ed operaie. Il segretario comunale, signor Biasotti, a nome dei presenti, pronunciò parole di saluto, augurando al nuovo presule un lungo apostolato. Tributò poi un plauso al parroco, don Goi, alla buona ed operosa popolazione che oggi vede coronati i sacrifici compiuti per un trentennio con il fine di avere una chiesa rispondente ai suoi bisogni. Chiuse con un evviva all’arcivescovo e al fulgido trinomio DIO PATRIA e RE. (2)

1. Arch. parrocchiale Baseldella

2. Il giornale di Udine

San Sebastiano - Basaldella
Costruzione assegnabile al 500 con aggiunte e modifiche. Aula rettangolare con volta a vele distinte da costoloni; atrio aggiunto o trasformato in epoca recente con tre aperture in fronte e due ai lati ad arco normale; porta architravata e finestrelle di facciata rettangolari con corniciature sernori, sacrestia aggiunta recentemente con poco gusto; bifora campanaria interamente rifatta in questi ultimi anni secondo uno schema tradizionale interpretato modernamente. Nell’interno sulla parete destras affreschi devozionali datati nel primo cinquecento, raffiguranti la Madonna con San Sebastiano e San Rocco all’interno anche scritte devozionali. (1)

1. G. Marchetti, Chiesette votive

Chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria

Lungo la strada che porta a Villa Primavera è possibile scoprire una piccola chiesetta trecentesca intitolata a Santa Caterina d’Alessandria, in Comune di Pasian di Prato ma appartenente alla parrocchia di Basaldella, chiesetta disadorna senza campaniletto a vela, probabilmente eliminato perchè pericolante, la facciata è scabra, ma in passato la sua ubicazione ha provocato un’accesa disputa fra gli abitanti di Basaldella e Pasian di Prato, conclusasi con un solenne giuramento da parte degli anziani di Basaldella con cui affermavano che detta chiesa era costruita sulla loro terra. Poi a cose fatte e per non apparire spergiuri, rivelarono lo stratagemma: prima di andare a giurare avevano messo dentro le scarpe terra di Basaldella! (1)

Tale giuramento è ricordato da un bassorilievo affisso sul portale.

Dopo il terremoto del 1976, la chiesa venne chiusa al culto per inagibilità, soltanto ora la sovrintendenza alle Belle Arti ha dato il via al consolidamento, portando così alla luce degli affreschi interni di pregevole fattura in fase di restauro.

1. G.F. Ellero, Storia Campaformido, Bressa e Basaldella del Cormor.

Cappella padre Massimiliano Kolbe di Villa Primavera

Va al parroco di Basaldella, don Franco Molinaro, il merito principale della costruzione di questa semplice ma funzionale chiesetta, forse un po’ in contrasto con il paesaggio circostante. Inaugurata il 14 gennaio del 1984 da mons. Pizzoni, fu intitolata nel 1996 a Padre Massimiliano Kolbe. (1)

1. Padre Kolbe, internato nel campo di concentramento di Auschwitz, sacrificava la sua vita per salvare quella di un altro deportato.